Il pesce che non conosce il freezer: cinque ore dal porto alla forchetta a Villa Franca Tirrena
Photo: Rangan Datta Wiki, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
C'è un'ora precisa, a Villa Franca Tirrena, in cui il paese si sveglia due volte. La prima è quella che tutti conoscono: i bar che aprono, i rombi dei motorini. La seconda è più silenziosa, e comincia quando le barche da traino rientrano e il porto si riempie di casse di plastica blu, ghiaccio tritato e voci che contrattano.
Le sei del mattino: la materia prima si sceglie con gli occhi
Chi fa il pescatore in questi luoghi non ha un listino prezzi: ha la pesca del giorno, e basta. Totano, pesce spada, alici, gamberi, qualche scoglio di scorfano o di murena a seconda della stagione. I cuochi del posto lo sanno, e i più bravi non telefonano: si presentano al porto, guardano, annusano, toccano.
«Il pesce di qui non ti serve vendere», ci dice un ristoratore del lungomare mentre seleziona delle alici grandi quanto un pollice. «Ti serve solo non tradirlo».
Dalle casse alla cucina: la catena più corta d'Italia
Tra il porto e le cucine dei ristoranti del paese passano, nel peggiore dei casi, due ore. Nei giorni fortunati, meno. È una distanza che non ha eguali in quasi nessun'altra parte d'Italia, e si sente: le alici non hanno bisogno di marinature aggressive, il tonno non va oltre il sangue rosa, il totano si cuoce solo nel suo liquido.
L'abbacchio di mare: la ricetta che i nonni non spiegano
Chiedi in cucina qual è il piatto che definisce il territorio, e la risposta arriva senza esitazioni: l'abbacchio di mare, cioè la seppia cotta nel suo nero, con piselli o patate, vino bianco e pazienza. Il nome è già una poesia, ma il segreto sta nell'attesa: il nero di seppia non si forza, si lascia venire.
Un altro pilastro è la zuppa di pesce alla pescatora, che cambia da cucina a cucina e da famiglia a famiglia. C'è chi ci mette il peperoncino, chi no. C'è chi ci mette il pomodoro, chi giura che è un sacrilegio. Le uniche regole condivise: pesce del giorno, olio locale, pane raffermo per fare la scarpetta.
Lo stesso giorno, la stessa mano
Quello che colpisce di più seguendo questo percorso a ritroso — dalla forchetta al porto — è la mancanza di intermediari. Il cuoco conosce il pescatore per nome. Il pescatore sa per chi pesca. È un sistema che non ha bisogno di certificazioni perché funziona a fiducia, e la fiducia in Sicilia, lo sappiamo, si costruisce in generazioni.
Se passate da queste parti, il consiglio è semplice: prenotate al mattino, chiedete il piatto del giorno, e non guardate il menù. Guardate la lavagnetta. È lì che la giornata di mare si trasforma in cena.